Il salottino degli artisti ( Intervista a Vincenzo De Lillo )

 

Vincenzo De Lillo è nato a Napoli nell’aprile del 1977. Dopo una breve parentesi presso la facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, nel 2015, ormai padre di due bambini, si ritrova senza un’occupazione per un inaspettato licenziamento. Inizia così a occupare le sue lunghe giornate, coltivando la passione per la scrittura. Attualmente cura per un sito sportivo, pagelle umoristiche, che gli permette di unire le sue più grandi passioni: calcio, comicità e scrittura.

WC Tales è il suo libro d’esordio.

 

 

MINERVA: Innanzitutto, la voglio ringraziare per averci concesso questa intervista. Leggendo i ringraziamenti, presenti nel suo libro, mi sono emozionata nell’accorgermi del forte sentimento che la lega a sua moglie. Quanto è stata influente, lei, nella sua decisione di pubblicare la sua prima opera “WC Tales”?

VINCENZO: Fondamentale direi. Se non fosse stato per le sue insistenti esortazioni e i suoi moniti, probabilmente non avrei mai scritto nulla né tantomeno pubblicato qualcosa. Un’opera, la sua, di convincimento per ossessione, se dovessi definirla in un modo, che è partita da quando eravamo giovani fidanzati e continua ora che siamo felici coniugi e genitori. Con fare da maestra, il mio dolce donnino alterna continuamente normali richieste familiari all’incoraggiamento letterario. “Scrivi perché è bello, metti a posto le mutande nel cassetto, scrivi perché lo sai fare, posa le scarpe nella scarpiera, scrivi perché piace non solo a me, togli i panni da fuori, scrivi qualcos’altro, fai il bagnetto ai bambini, scrivi…” Senza contare che essendo laureata in lettere ho potuto pure approfittare della sua conoscenza dell’italiano per correggere i refusi. Pensate che fortuna. Insomma mia moglie è speciale, ma lo sapevo già, per questo l’ho sposata. La domanda è: come mai una donna così ha sposato me?

MINERVA: Le andrebbe di raccontarci il modo in cui è nata, la sua passione per la scrittura?

VINCENZO: Non esiste un modo particolare, ma esiste un tempo. Prima del gennaio 2016 non avevo mai scritto nulla se si escludono delle stupidaggini su Facebook. Poi all’improvviso mi sono trovato con tanto tempo a disposizione, e per gioco ho voluto cimentarmi nello scrivere una storiella. Siccome mi è piaciuto il risultato, ne ho scritta un’altra più lunga, poi ancora una e così via. Diciamo che nel 2016 i tempi erano maturi per iniziare a scrivere e estrarre le idee dal mio cervello. Come pizze dal forno, azzarderei.

MINERVA: Esiste uno scrittore, o una scrittrice, a cui si ispira quando scrive le sue opere?

VINCENZO: Mi piacerebbe avere la stessa folle creatività di Stefano Benni, unita all’assurda produzione letteraria di Stephen King, ma “ispirarsi” è una parola grossa. Diciamo che li ammiro così tanto che probabilmente quello che scrivo è un riflesso delle letture dei loro capolavori.

MINERVA: Nella sua biografia, leggiamo che si occupa di un sito sportivo a sfondo umoristico: come è riuscito a far combaciare la passione per la scrittura e quella per il calcio?

VINCENZO: Amo il calcio e amo la mia squadra del cuore tanto da restare deluso e amareggiato per giorni dopo ogni sconfitta. Ho usato la scrittura come terapia per queste delusioni, cercando un modo per sdrammatizzare. Rido per non piangere, quindi potrei dire. Mi è servito, mi è piaciuto, ho inviato le pagelle a qualche sito e questi hanno deciso di pubblicarle insieme ad altre stupidaggini inerenti al calcio che scrivo. Mi diverte assai, niente di più.

MINERVA: Quando si accinge a scrivere, ha un posto “preferito”, in cui trova ispirazione?

VINCENZO: Ehmmm… non vorrei entrare nei particolari ma sappiate che non è il salotto. Né la stanza da letto. E aggiungo pure che non ho un giardino.

MINERVA: Nel primo racconto della sua opera, tratta l’importante tematica della droga: cosa direbbe ai giovani che dipendono da sostanze stupefacenti?

VINCENZO: Io ho una forte dipendenza da parmigiana di melanzane, sono il meno adatto a parlare di queste cose, preferirei glissare.

MINERVA: Cosa l’ha spinta a scegliere il titolo “WC Tales” per il suo libro?

VINCENZO: Per diversi motivi: prima per far capire che si tratta di una raccolta di racconti divertenti che non hanno nessuna pretesa se non quella di strappare un sorriso. Un po’ in onore al luogo dove sono stati “partoriti” la maggior parte di questi racconti, l’unico posto della casa dove potevo stare solo con la mia “creatività”, al riparo dai miei bambini, almeno finchè, quei provoloncini insolenti non hanno fatto sparire la chiave del bagno… Ma anche per una sorta di consiglio sul luogo dove poter leggere il libro, invece di smanettare con il solito telefonino, che in quel momento potete approfittare per mettere sotto carica. Certo è pure vero che vi verrà un formicolio alle gambe se leggerete più di un racconto alla volta, ma è un rischio che si può correre, tutto sommato.

MINERVA: Perché ha scelto la Writers Editor per pubblicarlo?

VINCENZO: Ho scelto questa CE perché sono i primi che hanno creduto nei miei racconti, trovandoli subito pubblicabili. Poi sono giovani e con voglia di fare, mi sembrava giusto cercare di crescere con loro.

MINERVA: La sua biografia ci racconta della sua disavventura lavorativa. Nonostante questa, è riuscito a pubblicare il suo libro: cosa direbbe a tutti i padri di famiglia che, ad oggi, vivono la medesima situazione?

VINCENZO: Discorso difficile da fare, ognuno affronta le difficoltà a proprio modo lottando con le armi che ha a disposizione. Io ho trovato la forza per reagire, dopo un primo periodo davvero complicato, grazie al continuo appoggio di mia moglie e alla voglia di non darmi per vinto, tornando a fare anche lavori più umili di quello che facevo, finchè non è arrivata un’occasione migliore. Che non è un posto statale alla Checco Zalone ma un lavoro onesto che benedico perché mi dà da mangiare. Agli altri posso dire solo di tenere botta e non fermarsi perché per chi ha volontà e pazienza, una porta prima o poi si apre.

MINERVA: Oggi, a causa delle tante difficoltà economiche e lavorative, molti abbandonano il loro sogno di scrivere: che consiglio darebbe a chi, appunto, sogna di diventare uno scrittore ma ha paura delle difficoltà sopracitate?

VINCENZO: Premesso che il sottoscritto non è in grado di dare consigli su nulla, tranne forse sul grado di imbottitura per una buona pasta al forno, posso dire semplicemente come ho affrontato la cosa io, nelle stesse condizioni: scrivere, scrivere sempre, con la pioggia, con il sole o con il vento, accumulando pagine su pagine, in attesa di un’occasione che prima o poi arriva sempre. E se è arrivata per me state certi che arriverà anche per voi, la fortuna gira.

 

Ringraziamo Vincenzo De Lillo per averci concesso questa splendida intervista.

 

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