Recensione Santi & Banditi

Leggere un romanzo poliziesco è un po’ come guardare un film: è adrenalina, nero su bianco, odore di carta e pallottole.

Nato dalla penna raffinata e curiosa dell’autrice siciliana Rosè Militello, Santi e Banditi è un romanzo “tutto d’un fiato”.

Ambientata in una New York contemporanea, la storia mette in piedi le vicende di malaffare della mafia italo-americana, contrapposte al coraggio e alla tempra d’acciaio del protagonista: il tenente Jack Coogan.

Intessuta di cadenze dialettali e clima da interrogatori e omicidi, la trama si annoda in sequenze narrative, descritte con precisione e maestria.

Il lettore – posto sin dall’inizio di fronte a una scena di violenza – viene catapultato all’interno di un mondo fatto di “roccaforti”, “boss”, “armi”, “ricatti” e “rapine”: sono questi i cinque elementi fondamentali della storia; cinque parole, cinque chiavi di volta, che – se lette in entrambi i sensi – dispiegano la trama verso un crescendo di adrenalina e suspense finale davvero coinvolgenti.

I personaggi sono descritti con precisione di dettagli, e rappresentano, ognuno con le proprie peculiarità, i tasselli di un puzzle narrativo, in cui ogni soggetto è fondamentale alla comprensione di un altro: il protagonista stesso, ad esempio, va colto nella complementarietà e nella sottile differenza rispetto ai suoi colleghi poliziotti; o ancora, le uniche due donne dell’intera storia, Giulia Calvino (moglie di Jack) e Luise Hamilton (collega di Jack), si specchiano l’una sull’altra, in un disegno che le contrappone sovrapponendole e completandole a vicenda solo reciprocamente.

Ricca di vite che si intrecciano e si scontrano, la storia risulta avvincente, vissuta e riuscita.

Frutto di una scelta coraggiosa, il romanzo fa luce su una delle piaghe più forti della terra di appartenenza dell’autrice stessa. Un tema di fondo – quello della mafia siciliana, impiantata in America – che viene scandagliato con una compostezza sorprendente, descritto e articolato in una storia totalmente di fantasia, eppure così reale.

Il linguaggio è lineare; la tecnica narrativa è mirata a raggiungere un obiettivo molto preciso, ossia, come la stessa autrice ci spiega nella sua prefazione, quello di assistere quasi alla scena di un film.

L’obiettivo viene raggiunto puntualmente alla fine di ogni capitolo, ma è soprattutto alla fine del libro stesso che ciò viene percepito in pieno.

Toccare con mano questa storia significa fare una buona lettura, ma significa anche arricchirsi di spicchi di realtà all’ordine del giorno, muniti di contraddizioni e apparenti perbenismi.

Santi e Banditi è il racconto stesso di una contraddizione; ce lo anticipa già il titolo. Ogni pagina di questa storia è intrisa di contraddizioni: quelle di un mondo che racconta una terra, quasi come un luogo comune.

Santi e Banditi descrive una contrapposizione reale, una piaga e una piega: la similarità di due parole, nel raccontare due facce di una stessa medaglia. Una società china su se stessa, sulla sua ferita, quella che non si vede, quella sulla quale mettiamo una benda.

È una storia forte, completa di verità e finzione, amore e coraggio; perbenismo ammantato di criminalità. O forse vale il contrario.

Santi e Banditi è un cammino da compiere fino all’ultima pagina, col fiato sospeso, con le giuste domande, con la curiosità e l’attenzione con la quale si suole leggere un buon libro.

E alla fine, questa storia è anche meglio di un film.

 

Adriana Montalbano

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